FIAT “126” L’ULTIMA SUPERUTILITARIA “TUTTODIETRO” L'ARTICOLO SPIEGA LA STORIA DI QUESTO MODELLO E LA SUA EVOLUZIONE NEL CORSO DEGLI ANNI

E’ una vettura da rivalutare e che merita maggior attenzione la Fiat “126” denominata superutilitaria “tuttodietro”.

Fu infatti l’ultima Fiat con motore e trazione posteriore (schema introdotto con la Fiat “600”) ma è anche il modello Fiat più longevo in assoluto, venne infatti prodotta dal 1972 al 2000 per ben 28 anni!

Immagine della Polonia risalente al 1973: curiosità delle persone attorno alla nuova Fiat Polski 126p

 

La produzione globale della Fiat “126” è stata superiore ai 4,7 milioni di unità di cui 1,3 circa in Italia.

 

FIAT 126 PRIMA SERIE: 1972-1977

 

La “126” (numero del progetto come di abitudine in quel periodo), venne presentata in anteprima al 54° Salone dell’Automobile di Torino nel novembre del 1972 e venduta al prezzo di 795.000 lire.

Il salone ebbe un successo strepitoso di affluenza; molti visitatori un anno più tardi (crisi petrolifera dell’inverno 1973/1974) riterranno finita l’automobile e recupereranno dal solaio le biciclette, ma per il momento si era lontani dall’immaginare tali avvenimenti.

Oltre che a Mirafiori (TO), venne prodotta anche nel nuovo stabilimento di Cassino (FR), a Termini Imerese (PA) e a Desio (MB), seguendo il principio della delocalizzazione, politica aziendale di quegli anni.

La Fiat “126” non è certo innovativa ed è considerata la naturale evoluzione della “500”.

Infatti, su una carrozzeria completamente ridisegnata per 4 posti, mantiene della precedente bicilindrica l’impostazione tecnica fondamentalmente migliorata in due particolari: il motore ed il cambio.

Il motore, tipo 126A.000, grazie ad un lieve aumento di cilindrata (594 cc invece dei 499,5 cc della “500”) ha una maggiore erogazione di potenza (23 CV a 4800 giri/min anziché 18 CV) con migliori prestazioni: la velocità massima è aumentata di circa 10 Km/h.

Depliant illustrativo per Fiat 126

 

E’ il classico motore raffreddato ad aria con ventilatore centrifugo, con valvole parallele in testa e comandate dall’albero di distribuzione a camme nel basamento.

Il cambio a 4 marce è stato modificato in modo da essere sincronizzato nei tre rapporti superiori.

Altra innovazione tecnica degna di nota è l’eliminazione del serbatoio benzina dal vano anteriore che viene ora posizionato sotto il sedile posteriore sinistro.

Peso massimo a pieno carico: 900 Kg, dimensioni principali: lunghezza 3.054 mm e larghezza 1.377 mm.

Autotelaio tipo 126A.

Spaccato della Fiat 126: Rispetto alla Fiat 500 si notino la sistemazione arretrata del serbatoio ed il piantone dello sterzo suddiviso in più parti per motivi di sicurezza

 

Appena due mesi più tardi, nel gennaio 1973, secondo una tradizione iniziata con la “Topolino” e continuata con la “500”, viene costruita anche la versione “Tetto Apribile” 126/T con un sovraprezzo di 39.200 lire.

Il 56° Salone di Torino, nell’inverno 1976, si apre con una tavola rotonda in cui i maggiori costruttori di automobili discutono i problemi del momento e le prospettive nel mondo che, dopo la crisi petrolifera, si sta riassestando.

In casa Fiat, alla versione base si affianca la “126 Personal” con carrozzeria più rifinita ed alcune modifiche alla meccanica.

I paraurti anteriori e posteriori sono in resina nera e le fasce laterali paracolpi in gomma nera.

All’interno il nuovo volante, sedili reclinabili, plancia e interni rivestiti di moquette e un vano portaoggetti.

Fiat 126 modello base, la nuova superutilitaria eredita dalla Fiat 500R i cerchi ruota e il motore

 

Abbiamo due versioni: “Personal 4” con sedile posteriore per altre due persone e “Personal” dove al posto del sedile vi è un cuscino asportabile per far posto ai bagagli.

Dal punto di vista meccanico abbiamo i freni potenziati di derivazione Fiat “128”, l’alternatore da 33 A, sospensioni più morbide ed una nuova taratura del carburatore.

La tara della Personal è aumentata di 20 Kg (da 650 a 670 Kg) e di conseguenza il peso complessivo da 900 a 920 Kg.

L’autotelaio è il 126A/P.

Il prezzo, nel 1976, era di 1.988.000 lire e la versione con tetto apribile 126A/PT, di 2.024.000 lire (pari a 1045,31 euro).

Notare il notevole aumento avvenuto in quei pochi anni dall’uscita della Fiat 126 base: si parla già di milioni…..

La prima serie della berlina a 2 porte rimase in produzione per 5 anni e fu costruita in 750.000 esemplari.

 

FIAT 126 SECONDA SERIE: 1977 – 1987

 

Il passo successivo, nel luglio del 1977, fu quello di aumentare ancora la cilindrata, in modo da guadagnare un po’ di potenza, un cavallo solo (24 CV a 4.500 giri/min), ma soprattutto in coppia ed elasticità, utilissime in un traffico urbano sempre più congestionato.

Incrementando l’alesaggio di 3,5 mm la cilindrata divenne 652 cc.

Grazie ad un nuovo carburatore verticale monocorpo, il Weber tipo 28 IBM 5/250, e ad un rapporto di compressione variato da 7,5:1 a 8:1, il rendimento del motore aumentò e fu possibile ridurre, anche se leggermente, i consumi.

Dimensioni e peso massimo rimanevano invariati.

Il motore era il tipo 126 A1.000, l’autotelaio il 126 A1 e 126 A1/P

Per le Personal il cui prezzo aveva raggiunto i 2,384 milioni di lire.

Seguendo un’abitudine consolidata, la Fiat alla fine del 1978, aggiunse due serie speciali, la “126 Black” e la “126 Silver”: rivestimenti interni in tessuto scozzese con inserti centrali a righe colorate, pavimento in moquette in tinta con la carrozzeria.

Inoltre veniva offerta una ricca dotazione di accessori che comprendeva gli appoggiatesta, i cristalli atermici, le luci per la retromarcia ed altri piccoli dettagli in più rispetto alle altre versioni.

Il prezzo era di 2,879 milioni di lire.

La stessa procedura venne ripetuta più tardi, agli inizi del 1980, con le versioni “Red” e “Brown”.

Dopo tutta questa serie di vetture speciali, nel corso del 1983, la gamma della 126 venne ridotta ad una sola versione, la versione detta “126 Unificata”.

Aveva un prezzo di listino di 4,542 milioni di lire e manteneva ancora una certa qualità nelle finiture.

I rivestimenti erano in panno con inserti in finta pelle, il rivestimento del cruscotto in moquette venne sostituito nuovamente in vinile e leggermente imbottito, sulle porte si aggiunsero delle tasche portacarte e sul tunnel un cassettino portaoggetti.

A richiesta gli appoggiatesta ed i vetri posteriori apribili a compasso.

 

LA POLSKI FIAT: 1973 – 2000

 

Grazie ad un accordo con il governo polacco, il modello 126 della Fiat venne prodotto, sin dal 1973, negli stabilimenti della FSM (acronimo del nome polacco) di Biesko-Biala e dall’anno successivo anche in quello di Tychy: prese il nome di Polski Fiat 126p dove il “p” ovviamente sta per Polonia e seguì lo sviluppo di tutte le versioni che si succedevano in Italia.

Con il passare degli anni, però, la Fiat ritenne più conveniente vendere solo più le 126 prodotte in Polonia.

Infatti lo stabilimento di Mirafiori aveva già chiuso le linee della 126 nel 1974, Cassino nel 1977, Desio nel 1979 e, infine, Termini Imerese produsse l’ultima 126 italiana, l’anno dopo, il 1980.

La Fiat utilizzò le linee, così liberate, per la produzione della Panda che si stava imponendo sul mercato.

Nel frattempo la produttività degli stabilimenti in Polonia aumentava sino a 60.000 e 70.000 unità all’anno.

Con il trasferimento totale della produzione da Fiat Cassino a FSM, i volumi dell’impianto aumentarono vertiginosamente fino a stabilizzarsi (1980) alla media di 1.000 vetture al giorno.

Alla fine, nel 1982, la produzione delle 126 cessò in Italia, le vetture vennero importate tutte dalla Polonia e commercializzate come Fiat 126 made by FSM  con la sigla EST, fabbricazione estera.

Si può dire che la 126 fu l’auto di motorizzazione di massa della Polonia.

Affettuosamente la vettura venne chiamata “Maluch” (piccola).

La produzione della Fiat 126 BIS cessò, a Tychy, nel 1991 per fare posto alla produzione della Bielsko-Biala fino all’anno 2000 con motorizzazioni fino a 700 cc.

FIAT 126 “BIS” E “UP” 1987 – 1992

 

Nel settembre del 1987 la 126 si presenta in una versione molto innovativa.

Il suo principale problema è sempre stato, sin dalla prima versione, lo scarso spazio riservato al carico avendo, come la 500, il motore posteriore e solo un piccolo vano anteriore riservato ai bagagli.

Versioni speciali 126 furono la “Silver” e la “Black” del 1978

 

La soluzione fu quella di progettare e costruire un motore nuovo, “a sogliola” (così detto un motore con i cilindri in linea disposti paralleli al piano stradale e quindi quasi piatto), posizionato sotto il piano di carico posteriore e creare una terza porta di comodo accesso, come del resto era stato fatto per la Fiat “500 Giardiniera”.

Il motore del tipo 126 A 2.000 aveva il basamento in pressofusione di alluminio con una cilindrata di 704 cc. ed una potenza di 26 CV a 4.500 giri/min.

L’impianto di raffreddamento del motore era a circolazione di liquido refrigerante mediante pompa centrifuga, radiatore e termostato.

Il carburatore era un doppio corpo Weber tipo 30 DGF 3/150.

La velocità massima era di 115 Km orari.

Fiat 126 BIS si noti il motore a sogliola per fare posto al bagagliaio e la nuova plancia strumenti

 

La disposizione a sogliola del motore permetteva così di ricavare un vano bagagli fino a 500 dm cubi ottenuti ribaltando il sedile posteriore.

Un portellone incernierato in alto permetteva un facile accesso al vano bagagli.

Altre modifiche riguardavano gli interni che vennero rinnovati, poi una strumentazione nuova e più completa, un impianto di climatizzazione più efficace ed una migliore insonorizzazione dell’abitacolo.

Il nuovo modello, che ormai viene prodotto solo più in Polonia, venne chiamato Fiat “126 BIS” con il codice della versione carrozzeria a tre porte: 126 AA43A.

Peso massimo a pieno carico 965 Kg.

Dimensioni massime: lunghezza 3.107 mm e larghezza 1.377 mm.

Il prezzo raggiungeva i 6, 140 milioni di lire.

Tre anni dopo, nel giugno del 1990, fu proposta la versione Fiat 126 “UP”, caratterizzata da una striscia di adesivo colorata lungo le fiancate.

Costava ben 6,620 milioni (3419 euro) e fu l’ultimo modello per il mercato italiano.

La 126 continuò la sua produzione alla FSM con vendite in Germania, nel blocco sovietico e per parecchi anni fu una delle automobili più vendute anche in Ungheria.

Per chi volesse leggere l’articolo riguardante la “Nuova” 500 questo è il link: https://www.michelemoraglio.it/fiat-nuova-500-made-italy

Per chi ha un modello da iscrivere nell’apposito registro storico questo è il link: http://registrofiat.it

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciannove − nove =