COME GUIDAVANO GLI ITALIANI (3° parte) L'articolo spiega la condotta di guida nel dopoguerra e le abitudini degli italiani

Le vetture non venivano mai collaudate dalle filiali o dai concessionari e spesso molti particolari erano montati male: portiere che scricchiolavano, maniglie che restavano in mano e così via.

 Le 500 avevano il famoso diaframma sul carburatore: un pezzetto di metallo che riduceva il diametro del flusso della benzina, e ciò era davvero un sistema draconiano per evitare i fuorigiri durante i lunghi e noiosi rodaggi a 60-70 Km/h.

I lampeggiatori non erano ancora stati inventati (arriveranno presto dagli USA) e per cambiare direzione c’erano due sistemi: se si voleva svoltare a sinistra si sporgeva il braccio dal finestrino; per entrambe le direzioni c’erano le due “frecce” azionate da un comando telescopico: erano frecce che si illuminavano (non sempre) uscendo dai loro alloggiamenti sui montanti del padiglione.

Lo “stop” si riduceva a una sola lampadina sul porta targa che si accendeva frenando ma era una luce scarsamente visibile.

Gli italiani dal 1945 sino alla metà degli anni ’50 guidavano malissimo, poichè non esistevano le code e se un guidatore raggiungeva un’altra auto suonava imperiosamente il clacson per chiedere strada, i semafori erano rarissimi e quasi nessuno ne teneva conto e passava con il rosso.

Cambiare la direzione di marcia o fermarsi lungo il marciapiede o cedere il passo a chi veniva da destra erano tutte occasioni in cui i neoautomobilisti tiravano fuori la loro parte peggiore.

I pedoni erano considerati dei paria, delle mere comparse che dovevano scansarsi al giungere della meravigliosa automobile…

Quasi non esistevano autostrade (a parte la Milano,Torino, la Milano laghi, la Milano Brescia, la Padova Venezia, e la Firenze mare che però erano stretti budelli a due sensi di marcia costellati di cartelloni di pubblicità) e i sorpassi erano micidialmente pericolosi.

Occorreva accodarsi al veicolo da sorpassare che di solito viaggiava a 70-90 chilometri orari e poi accelerare allo spasimo per arrivare ai 90-100-105.

Il vero problema era far scansare il veicolo davanti il quale invariabilmente accelerava per non farsi sorpassare: era difatti considerato umiliante, per se e per i passeggeri, essere superati anche da una vettura molto più potente.

Si ingaggiavano così duelli incredibili, con le due auto che correvano fianco a fianco per chilometri e il pericolo era l’arrivo, dall’orizzonte, di un’altro veicolo in senso contrario, e in questi casi bisognava desistere e poi ricominciare tutta la trafila!

Questa prassi del sorpasso (vedi anche il film di Dino Risi con Gassman e Trintignant) durò a lungo sino a tutti gli anni ’60 e restò purtroppo celebre qualche “delitto col cacciavite” tra automobilisti.

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Scena del film “Il sorpasso” di Dino Risi (1962)

Questo è il link in uscita “TRIBUTO AL MAESTRO DINO RISI” https://youtu.be/O7-aIg8dWTo

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