COME GUIDAVANO GLI ITALIANI (1° Parte) L'articolo spiega la condotta di guida nel dopoguerra e le abitudini degli italiani

Appena terminata l’orribile, seconda guerra mondiale, il panorama motoristico italiano, intorno al 1945, era molto triste.

Sopravvivevano poche migliaia di automobili degli anni ’20 e ’30: soprattuttto Fiat 500 A, Balilla, 1100, 1500, alcune molto ambite Lancia Aprilia, ben poche Alfa Romeo e qualche lenta Bianchi 59.

Questi veicoli, che erano stati nascosti nei luoghi più impensati come cantine e fienili, erano più o meno in cattive condizioni.

Mancavano i pezzi di ricambio e soprattutto i pneumatici. Fioriva un mercato nero di gomme seminuove o “ricondizionate”, con prezzi altissimi.

Spesso si incontravano automobili con gomme di marca diversa, e quelle ricondizionate o rigenerate erano inaffidabili e scoppiavano o perdevano il battistrada.

Le forature erano comunissime e fiorivano le officine con gommisti provvisti della classica bacinella per individuare la perdita sulle camere d’aria e incollare sul buco un pezzetto di gomma rossa, che però durava ben poco e si scollava: anche il buon mastice era raro.

Ma il vero problema era la benzina, se ne trovava del tipo rosso, quella usata dalle truppe alleate, ma era un reato comprarla da qualche militare disonesto.

Incredibili i controlli stradali della MP (Military Police): se la benzina risultava del tipo rosso, i militi sbrigativamente accendevano un fiammifero e lo buttavano nel serbatoio dell’auto o della moto, con risultato prevedibile.

Trovate le gomme e la benzina, occorreva poi il permesso di circolazione, ma qui la proverbiale inventiva degli italiani confondeva o convinceva gli ingenui sergenti o caporali americani e inglesi della indifferibile necessità di un viaggio.

E così, nel 1945 e all’inizio del 1946, ci si poteva mettere in viaggio, il che poi si rivelava un calvario, perchè le strade erano tutte dissestate e con enormi crateri delle bombe riempiti alla meglio e il traffico era enorme: sì, enorme, ma parlo di quello dei camion Dodge e delle Jeep degli alleati, i quali guidavano in maniera pericolosisssima con frequenti incidenti.

Dopo ore di sobbalzi e di attesa ai traghetti sui fiumi, tutti i ponti erano stati distrutti e quelli Bailey erano insufficienti, uno poteva anche sentire fame o sete ma difficilmente trovava cibo se non nelle osterie fuori mano.

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Stazione servizio “Esso” anni ’50
manifesto1936
Pubblicità d’epoca per Fiat “Topolino”

 

 

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